[Di Samuel Bunkr]
Prelevare oggetti, immagini, richiami alla vita quotidiana e metterli su tela: nasce la pop art. L'effetto è duplice: generare una forma d'arte che utilizzi un linguaggio comprensibile e che sia figlio della moderna società di comunicazione di massa.
Il fatuo, il banale, il quotidiano diventa oggetto di contemplazione. L'effimero diventa eterno. Gli elementi della nostra quotidianità che spesso passano inosservati, sottratti al loro contesto e ricontestualizzati, diventano occasioni di riflessione: un piccolo barattolo di tomato soup dalla tavola viene inserito nelle gallerie, per vivere un presente dilatato da cenerentolo finalmente vestito a festa.
E' il desiderio di celebrità. Il comune che aspira all'unico. Il banale all'indimenticabile.
La pop art individua così uno degli elementi psicologici ticipi della modernità: il desiderio di riscatto- più superficiale che sostanziale- da parte degli umili.
La potenza dell'arte non sta nello spiegare certe dinamiche, ma nello sbatterle in faccia al fruitore: non razionalizzare un processo di psicologia sociale, ma ricreare su tela o su qualsiasi supporto fisico ritenuto idoneo il sentimento di un'epoca. Lo Zeitgeist.
La pop arte svela- anche ma non solo- uno dei punti cardine della società moderna: generare iol bisogno di esserci, di essere visti, di emergere.
Anche solo per una notte, come Cenerentola.










